Melanzane al Cioccolato

Oggi è un buon giorno per cominciare!

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LE MOLTEPLICI PROPRIETA’ DEGLI EDAMAME

WP_20150106_12_15_18_Pro-300x169Gli edamame sono i fagioli verdi di soia, raccolti quando non sono ancora maturi. I baccelli hanno un colore verde brillante (quelli nella foto sono stati cotti al vapore). Non li ho visti in vendita freschi, ma è piuttosto facile trovarli al supermercato nel reparto surgelati oppure nei negozi etnici.
Già da tempo vengono utilizzati in Giappone e in Cina per le loro proprietà nutrizionali.
Si trovano con il baccello e si devono cuocere per pochi minuti in acqua o al vapore, oppure già cotti e sgusciati. Hanno un sapore dolce, delicato, simile ai piselli freschi, e sono facilmente digeribili.
La grande qualità degli edamame è quella di contenere una quantità di proteine significante (11 g di proteine per 100 g di edamame), di ottima qualità biologica. Infatti contengono tutti e 9 gli aminoacidi essenziali, ciò che li porta ad essere ottimi sostituti della carne o di altre proteine di origine animale, ricche di grassi saturi e colesterolo, e sono molto indicati per i vegetariani e i vegani.
Gli edamame sono energetici (100 g hanno 110 calorie) e contengono carboidrati, proteine, grassi “buoni”, vitamine e minerali. Sono ricchi di Vitamina C, vitamine del gruppo B e vitamina E. Contengono anche vitamina K e folati, che aiutano il buon funzionamento del cuore e aumentano la produzione dei globuli rossi. L’acido folico è indispensabile per le donne in gravidanza, perché aiutano lo sviluppo del feto.
I fagioli verdi di soia sono ricchi di minerali come manganese, calcio, ferro, magnesio (indispensabile per il Sistema Nervoso e per il buon funzionamento dei muscoli), fosforo (necessario per le ossa e i denti), rame e potassio (che regola la pressione arteriosa).
Gli edamame sono ricchi di antiossidanti (che contrastano i radicali liberi e proteggono le cellule dalla degenerazione) e di isoflavoni o fitormoni, che riducono il rischio di cancro al seno e alla prostata, abbassano la pressione arteriosa e il colesterolo “cattivo” LDL e aumentano il livello del colesterolo “buono” HDL, aiutando a prevenire le malattie cardiovascolari. I fitormoni sono di aiuto alle donne in menopausa, con bassi livelli di estrogeni, per contrastare gli squilibri ormonali e l’insorgenza dell’osteoporosi.
Gli edamame sono ricchi di fibra (1/2 tazza ne contiene 4 g), che aiuta il transito intestinale e dà un senso di sazietà, per cui sono molto indicati nelle diete dimagranti.
Sono ricchi di sostanze antinfiammatorie (riducono i sintomi in caso di artrite, reumatismi, asma, tosse ecc.) e in caso di diabete hanno la proprietà di regolare la produzione di insulina.
Si possono consumare come contorno, come snack salutare e piacevole, come ripieno insieme con ricotta (di soia per i vegani) e spinaci per torte salate, come hummus (frullati insieme con tahini, succo di limone e olio d’oliva) oppure per fare i falafel (al posto dei ceci o delle fave verdi).

A me piacciono molto, provateli anche voi!

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MAGNESIO PER PREVENIRE LA SINDROME METABOLICA

OBESITA' INFANTILELa Sindrome Metabolica è uno stato clinico che comprende una serie di disturbi che si presentano contemporaneamente, per esempio:
– Pressione sanguigna superiore a 130/85
– Glicemia a digiuno superiore a 110
– Trigliceridi superiori a 150
– Colesterolo “buono” HDL inferiore a 40 per gli uomini e a 50 per le donne.
– Circonferenza addominale superiore a 102 cm per gli uomini e a 88 cm per le donne (qualcuno dice 81).

Avete qualcuno di questi valori?
Se avete 3 Sì, potreste essere a rischio di Sindrome Metabolica. Questa patologia predispone a malattie cardiovascolari e metaboliche (obesità, grasso addominale, ipertensione, trigliceridi alti, ipercolesterolemia, iperglicemia. Quando il livello di zucchero nel sangue è alto, il pancreas è costretto a produrre quantità elevate di insulina, e col tempo si può arrivare alla resistenza a questo ormone e al diabete, oppure a uno squilibrio nel metabolismo dei grassi e a una predisposizione alla steatosi epatica (fegato grasso), malattie a livello renale o del pancreas ecc.
E’ di primaria importanza contrastare la Sindrome Metabolica.
La causa principale è il sovrappeso: più è elevato, maggiore è il rischio.
Il sovrappeso in generale è conseguenza di uno stile di vita errato: alimentazione scorretta (ricca di grassi, specialmente saturi, di zuccheri, di carboidrati semplici (raffinati), poca fibra, poche verdure e frutta) e vita sedentaria.
Cambiando lo stile di vita (e in questo blog trovate molti consigli utili), migliorerete la vostra salute.
Il Dott. Filippo Ongaro ci dà una buona notizia: abbiamo un alleato, il magnesio, che aiuta a prevenire la Sindrome Metabolica.
Ricercatori dell’Indiana University (statunitense) e della Jikei University (giapponese) hanno effettuato 6 studi su più di 24 mila soggetti e più di 6 mila casi di Sindrome Metabolica, il cui risultato è stato pubblicato su Diabetic Medicine, e hanno constatato che un maggior apporto di magnesio riduce del 30% il rischio di sindrome metabolica.
Inoltre la National Institutes of Healt (USA) afferma che il magnesio è coinvolto in più di 300 reazioni biochimiche nel nostro organismo ed è fondamentale per il Sistema immunitario, per un battito cardiaco regolare, per le ossa, per  i nervi e per i muscoli.
Per fortuna molti alimenti sono ricchi di magnesio, per esempio ortaggi a foglia verde, cereali, legumi, semi di sesamo, menta, cocomero, arachidi, mandorle, semi di zucca, noci brasiliane, semi di girasole, basilico, semi di lino, erba cipollina, cacao ecc.
Ancora una volta troviamo la farmacia in cucina.
Una volta acquisita la consapevolezza, il resto è facile! 🙂
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MIGLIO: IL CEREALE DELL’ALLEGRIA

miglio

Il miglio è uno dei “supercibi” di Gillian McKeith, la famosa nutrizionista inglese. E’ chiamato anche il cereale dell’allegria, perché raccoglie tutta l’energia solare e poi la infonde a chi lo consuma. Gillian infatti scrive nel suo libro Supercibi naturali per la salute che il miglio ha effetti benefici su tutti gli organi, in particolare su stomaco, milza e pancreas, la nostra batteria energetica. Lo stomaco ha bisogno di forza per digerire gli alimenti, la milza deve estrarre i lipidi e trasformarli in energia per l’organismo e il pancreas deve produrre gli enzimi digestivi necessari per la scissione delle proteine, carboidrati e grassi. Il miglio apporta sostanze nutrizionali che forniscono energia per far funzionare al meglio questi organi.
Ecco alcuni motivi per cui, secondo Gillian McKeith, dovremmo consumare miglio:
– E’ ricco di minerali come ferro, potassio (che contrasta il consumo eccessivo, anche involontario, di sale), magnesio (che aiuta l’assorbimento del calcio), silicio (utile nella ricostruzione del tessuto connettivo e fondamentale per il sistema arterioso e l’apparato scheletrico), vitamine del gruppo B e vitamina E.
– Facilita la digestione e favorisce l’assorbimento delle sostanze nutritive.
– Elimina gli acidi in eccesso.
– Inibisce la proliferazione di funghi e lieviti, nocivi per l’organismo.
– Il miglio disintossica e rinfresca il fegato e i reni. Questi organi, insieme con lo stomaco, la milza e il pancreas, lavorano in sinergia. Se uno di loro è affaticato passa agli altri un sovraccarico di lavoro.
– Assomiglia per colore e consistenza al purè di patate e quindi può diventare un’ottima alternativa. Non c’è niente di male consumare patate ogni tanto, ma fanno parte della categoria di alimenti “umidi” nella classifica di Gillian McKeith, cioè alimenti che generano muco nell’organismo e bisogna ridurne il consumo.
– Non contiene glutine, quindi può essere consumato senza problemi anche dagli intolleranti al frumento o ad altri alimenti allergenici.
– La nutrizionista inglese prescrive il consumo di miglio due-tre volte alla settimana, in caso di disturbi gastrointestinali (indigestioni croniche, gonfiore, ulcere gastriche, acidosi, che spesso è causata da cattiva digestione o eccessiva proliferazione batterica).
– L’alcalinità del miglio (e soprattutto dei germogli) fa sì che sia indicato anche in caso di diabete, perché aiuta il pancreas a regolare i livelli di glicemia nel sangue e perché combatte l’acidosi, sintomo comune a questo tipo di patologia. Se non si consumano alimenti alcalini (germogli, frutta e verdura), nello stomaco si può creare un ambiente acido, che porta con sè una dissoluzione del calcio presente nelle ossa e la sua eliminazione tramite le urine (con conseguenti patologie come osteoporosi, artrite e gotta). Inoltre l’acidosi è spesso causa di micosi come Candida albicans e provoca una carenza di ossigeno, responsabile addirittura della morte delle cellule.
– Il miglio viene in generale consumato cotto, ma germogliando aumenta le sue proprietà nutrizionali, che sono addirittura terapiche. In Cina viene consumato da secoli sotto dorma di germogli e viene considerato “il re dei cereali”. Oltre i minerali e le vitamine di cui ho già parlato, i germogli contengono fibre e proteine a basso contenuto calorico. Come tutti i germogli, anche quelli di miglio sono ricchi di enzimi digestivi.

Si può consumare aggiunto alle minestre, stufati, insalate o da solo.
Io lo faccio cuocere e aggiungo olio d’oliva a fine cottura. Sembra una polentina e lo uso al posto del pane quando ho voglia di un po’ di carboidrati.

 

COME CONSERVARE LA MEMORIA

Alzheimer

Forse vi ho già detto che una delle mie paure, la più grande, è di perdere la memoria. Non che abbia problemi 🙂 ma l’idea che si possa arrivare a non riconoscere più i propri figli mi sembra terribile!
La perdita della memoria è dovuta principalmente al morbo di Alzheimer. A Dr. Oz Show il Dr. Gary Small, autore del libro “The Alzheimer’s Prevention Program” e la D.ssa Lisa Genova hanno spiegato le cause dell’Alzheimer e mi sembra cosa giusta passare parola:
L’Alzheimer è causato principalmente da un peptide chiamato Betamiloide, una sostanza vischiosa che si accumula nel cervello e forma delle placche nelle sinapsi, bloccando il collegamento tra i neuroni. Soffocati dalle placche, i neuroni muoiono e nel cervello si creano degli spazi vuoti, come si può vedere nella foto accanto, e i ricordi si affievoliscono.
L’età è il fattore di rischio numero uno. Con l’avanzare dell’età aumenta lo stress ossidativo dei neuroni, c’è un’accelerazione del processo di invecchiamento cellulare e diminuisce la capacità dell’organismo di sbarazzarsi del betamiloide e di conseguenza aumentano le placche.
Nelle donne, la mancanza di estrogeni che si registra dopo i 75 anni accelera il declino dei neuroni.
Dopo gli 85 anni l’incidenza del morbo di Alzheimer cresce considerevolmente.
Se si ha il diabete non si è in grado di trasformare il glucosio in energia e di trasportare attraverso i vasi sanguigni il giusto apporto di ossigeno alle cellule e di conseguenza lavorano male. L’ipoglicemia causa carenza di ossigeno e livelli elevati di betamiloide, con conseguente perdita di memoria. Uno studio giapponese molto approfondito ha concluso che con il diabete (e anche il prediabete), il rischio di contrarre il morbo di Alzheimer è doppio rispetto a chi non è affetto da questa malattia.
Il colesterolo influenza il betamiloide e se il sistema è già compromesso diventa un altro fattore di rischio.
Esiste anche una componente genetica tra i fattori di rischio, ma sembra molto rara.
Per il momento non ci sono molte cure per l’Alzheimer e la migliore cura è la prevenzione. A questo scopo bisogna introdurre alcune strategie nella vita di tutti i giorni, per esempio:
– Ridurre al massimo i fattori di rischio (diabete, obesità ecc.)
– Allenare il cervello: suonare uno strumento musicale, fare parole crociate o sudoku, imparare una lingua straniera ecc. sono attività che fanno lavorare il nostro cervello.
– L’esercizio fisico aiuta a mantenerci in forma e ossigena le nostre cellule.
– L’alimentazione è fondamentale, perché attraverso il cibo si possono ridurre le infiammazioni nell’organismo.  Il pesce (salmone, alici ecc.) è ricco di grassi buoni Omega 3, con azione antinfiammatoria. Le patate sono un po’ discriminate per l’alto contenuto di carboidrati e quindi non adatte alle diete dimagranti, ma contengono selenio e altri antiossidanti (anche la buccia), in grado di ridurre lo stress ossidativo delle cellule cerebrali. Le verdure colorate, l’aglio e la frutta sono ricche di vitamine e minerali con azione antiossidante. Le spezie e le erbe aromatiche sono altrettanto preziose. In India per esempio non si registrano molti casi di Alzheimer e questo sembra dovuto all’uso di curcuma, un ingrediente del curry. La curcumina è un potente antiossidante. Anche la vaniglia, la cannella, lo zenzero, i chiodi di garofano, il pepe nero, l’origano, la salvia, il rosmarino sono ottimi alleati nella prevenzione dell’Alzheimer. L’olio di cocco sembra che abbia proprietà curative per l’Alzheimer (vedi post). Un altro alimento che sembra avere effetti protettivi sul nostro cervello è il caffè, preso con moderazione (2-3 tazze al giorno). Chi non ama il caffè può prendere del tè verde oppure della cioccolata fondente. (La dieta aiuta non solo il nostro cervello, ma anche il nostro cuore e tutto l’organismo).
Esistono anche integratori , come per esempio Ginkgo Biloba, Schisandra e Spirulina, che sembrano avere effetti benefici sulla salute del nostro cervello.

Anche se questa preoccupazione vi sembra un’eventualità molto lontana nel tempo, credo che prima si comincia meglio è per quanto riguarda la prevenzione 🙂

 

PER DIMAGRIRE TENETE A BADA GLI ORMONI

Natasha TurnerSe non riusciamo a dimagrire, la causa potrebbe essere di uno squilibrio ormonale.
Lo sostiene Natasha Turner, nutrizionista naturopata, autrice del libro “The Hormone Diet” e ospite nel programma del Dr. Oz.
Gli ormoni in causa sono principalmente l’insulina (regola gli zuccheri nel sangue), la grelina (dà appetito), la leptina (dà senso di sazietà),  la colecistichinina (stimola il senso di sazietà) e l’irisina (ormone prodotto dal tessuto muscolare durante l’attività fisica, in grado di convertire le cellule adipose bianche in cellule adipose brune, quelle “buone”). Tutti questi ormoni influiscono sull’accumulo di grasso, soprattutto addominale.
Secondo la Dr. Turner il segreto per attivare questi ormoni consiste in cosa mangiamo, quando mangiamo e in quale combinazione. L’orario dei pasti è il fattore numero uno per la meccanica ormonale. Aspettando troppo tempo tra un pasto e l’altro avviene un calo degli ormoni tiroidei, aumentano i livelli si stress e il metabolismo rallenta.
Il primo pasto della giornata deve essere entro un’ora dal risveglio e poi mangiare ogni 3-4 ore. Molti di noi lo fanno già, perché dopo 3-4 ore, quando calano i livelli di zucchero nel sangue, sopraggiunge la fame e si ha desiderio di mangiare. Quello che vuole sottolineare Natasha Turner è che bisogna mangiare alla stessa ora, tutti i giorni. Mangiare agli stessi orari  contribuisce a tenere bassi i livelli di insulina, diminuisce l’appetito e di conseguenza il grasso addominale (è l’insulina a provocare l’accumulo di grasso, come scorta energetica).
Un’altra cosa importante è di non mangiare prima di andare a dormire. Introducendo cibo nel nostro organismo, la temperatura corporea aumenta. Al contrario, dovrebbe abbassarsi per dormire bene, perché è durante il sonno che alcuni ormoni lavorano per bruciare i grassi.
Le proteine hanno un ruolo importante nell’alimentazione, anche ai fini di perdita di peso. Quando i cibi proteici passano nell’intestino tenue, stimolano le cellule che rivestono le sue pareti. Al passaggio delle proteine, queste cellule percepiscono i loro segnali e  stimolano la secrezione di ormoni nell’organismo. Questi, attraverso il nervo vago, arrivano al cervello e gli comunicano un senso di sazietà e soddisfazione (e si smette di mangiare). Le proteine stabilizzano gli ormoni, calmano la fame e migliorano il metabolismo. La quantità da consumare dovrebbe costituire il 35% dell’apporto calorico, ad ogni pasto (dimensioni e spessore del palmo della propria mano). Le migliori sono quelle magre, come uova, formaggio magro, ricotta e fiocchi di latte, che non causano infiammazione nell’organismo.
Altri cibi che attivano gli ormoni sono i semi di canapa, fonte di acido gammalinoleico, che favorisce lo smaltimento del grasso addominale. Sono ricchi di fibre e danno un senso di sazietà. Bastano 2-3 cucchiai al giorno, aggiunti a frullati, hummus o insalate.
La cannella e scientificamente dimostrato che ristabilisce l’equilibrio insulinico  e con il suo gusto gradevole e dolce può sostituire lo zucchero nei frullati.
Il curry in foglie è antinfiammatorio, antiossidante e regola i livelli di zucchero e di insulina nel sangue.
Le uova sono superproteiche e se si mangiano a colazione si tende a mangiare meno durante la giornata. I bianchi contengono proteine e i rossi contengono grassi buoni, che controllano l’appetito, danno un senso di sazietà e smorzano la fame compulsiva. In più le uova aiutano la produzione di estrogeni e progesterone, ormoni che prolungano la giovinezza e controllano il grasso in eccesso.
La dottoressa Turner consiglia di mangiare 4 bianchi e 1 tuorlo, oppure 2 uova intere a colazione.
Un altro consiglio è bandire i cibi nemici del dimagrimento, che assumiamo pensando che siano benefici, ma in realtà non lo sono, come i dolcificanti artificiali. Essi non aumentano gli zuccheri nel sangue, ma quelli dell’insulina, stimolando la fame e predisponendo all’accumulo di peso.
Si sa che i carboidrati semplici (zucchero, farina bianca, bibite ecc.) causano l’aumento degli zuccheri nel sangue, ma a volte anche i carboidrati complessi lo fanno. Il diabete è uno scompenso insulinico, quindi non basta evitare i carboidrati semplici, ma limitare anche quelli complessi. Se continuate a ingrassare o se avete ritenzione idrica è bene eliminare gradatamente anche i carboidrati “buoni”, per poi reinserirli nella dieta e osservare la reazione che hanno su di voi.
Le alternative sono i carboidrati assimilabili come ortaggi amidacei (patate dolci, carote, fagioli, zucca, segale, quinoa), che limitano l’insulina e quindi l’accumulo di grassi.

IL FRUTTO MIRACOLOSO

frutto miracolosoOrmai anche da noi arrivano più facilmente certi frutti esotici  o piante con particolari caratteristiche, perciò credo che sia bene ampliare le nostre conoscenze, in modo da essere preparati quando ci imbattiamo in qualche “novità”. (Non molto tempo fa non conoscevamo la stevia e adesso si sta diffondendo velocemente.)
Ecco perchè oggi vorrei parlare di una bacca africana, che viene usata per migliorare il sapore di certi cibi.
Ormai è appurato che i danni maggiori alla salute vengono dallo zucchero. Persino il colesterolo è collegato allo zucchero, perchè gli zuccheri stressano il fegato e un fegato malato produce più colesterolo.
Per evitare questi danni, specialmente l’innalzamento degli zuccheri nel sangue, sono nati i dolcificanti artificiali, che però non risolvono il problema in quanto il nostro cervello li percepisce come zuccheri normali e in più hanno un bel po’ di effetti collaterali. (vedi articoli Falsi amici: gli zuccheri dietetici e Gli zuccheri dietetici).
Per questi motivi si cercano rimedi naturali, come questa pianta che cresce in Africa Occidentale e che si chiama Synsepalum dulcificum, più comunemente chiamata frutto miracoloso.
Ne ha parlato Adam Gollner, autore del libro The Fruit Hunter: A Story of Nature, Obsession, Commerce and Adventure, al programma televisivo del Dott. Oz.
Questa pianta produce bacche rosse della grandezza di un acino d’uva, che all’interno hanno un unico seme.
La particolarità di questa bacca è quella di trasformare in bocca il gusto acido o amaro in dolce, cioè di riprogrammare le papille gustative.
La bocca contiene una glicoproteina, la miracolina, che si attacca ai ricettori di dolce. Quando l’ambiente è acido, la miracolina attiva il sapore dolce.
Dopo aver mangiato una bacca, cibi dal sapopre aspro come limone o aceto sembrano dolci. Questo è importante non solo perchè soddisfa il desiderio di dolci senza danni alla linea e alla salute, ma anche perchè rende più gradevoli certi cibi che fanno bene alla salute ma che non hanno un buon sapore perchè non contengono molti zuccheri. Per esempio l’aceto dimezza le calorie che si assumono e la bacca del frutto miracoloso lo rende più gradevole da assumere. Lo stesso per il limone, che regolarizza il funzionamento dell’intestino e contiene antiossidanti indispensabili per il nostro benessere.
L’effetto dura per un’ora circa dall’assunzione della bacca.
Un altra particolarità del frutto miracoloso è che non essendo una proteina metabolizzata con l’azione dell’insulina, può essere una valida alternativa ai dolcificanti per i diabetici.
Non si è parlato molto di questo frutto finora perchè ha una vita commerciale breve. Questa pianta ha difficoltà ad ambientarsi al di fuori del terreno acido dell’Africa Occidentale.

Sembra, però, che abbiano trovato il sistema per conservarlo e quindi per esportarlo, quindi teniamolo d’occhio!.

COCKTAIL PER ABBASSARE IL GLUCOSIO NEL SANGUE

Questa cocktailbevanda, che è stata presentata nel programma televisivo del Dr. Oz, può essere di grande aiuto a chi ha problemi di iperglicemia, ma anche a chi eccede con i carboidrati.

Si prepara con:

– 1 bicchiere d’acqua
– 4 cucchiaini di aceto
– 1 cucchiaino di integratore di psillio (in farmacia)

Si mescola bene e si beve prima di cena.

L’aceto inibisce il desiderio di assumere zuccheri ed è un soppressore dell’appetito. Inoltre l’aceto ha altre preziose qualità: è mineralizzante e riequilibrante dell’acidità dell’organismo, è diuretico, aiuta a bruciare i grassi, ha un’azione battericida ed è indicato per il mal di gola sotto forma di gargarismi, è antinfiammatorio, protegge dalle zanzare e allevia il prurito e il bruciore in caso di puntura d’insetto.

Le fibre dello psillio rallentano la metabolizzazione degli zuccheri. Se gli zuccheri non finiscono troppo velocemente nel flusso sanguigno il livello di insulina resta basso e non si costringe il pancreas a un superlavoro.
In più lo psillio è un lassativo naturale, ma ha effetto benefico anche per la diarrea, in quanto assorbe i liquidi.
Ha un effetto emolliente e protettivo sulle mucose intestinali e rinforza le diffese immunitarie.
Per il suo effetto lubrificante è indicato in caso di intestino irritabile.  Inoltre rallenta l’assorbimento dei grassi, oltre che degli zuccheri, contribuendo alla riduzione del colesterolo cattivo e dei trigliceridi.
Lo psillio è a base di fibra e in contatto con l’acqua aumenta di volume e assume una consistenza gelatinosa e allo stesso tempo dà un senso di sazietà.

Sono espedienti intelligenti, che ci aiutano anche ad assumere meno calorie!

GUANABANA – RIMEDIO ANTICANCRO OCCULTATO?

OLYMPUS DIGITAL CAMERAQuando vado all’estero adoro andare nei negozi di alimentari e al mercato per vedere le usanze di quel Paese. In particolare ho un debole per i frutti e quando vedo qualcuno diverso da quelli che conosco lo voglio assaggiare. (Finora mi è andata bene 🙂 )
Ultimamente sono stata in Egitto e ho trovato il frutto della prima fotografia qui a lato, che chiamavano Cherimoya.
Ho fatto le mie ricerche e l’ho trovato! (foto in basso).
Poichè sempre più spesso troviamo frutti esotici nei nostri negozi, ho deciso di parlarne: è sempre bene essere preparati.
Questo frutto, il cui nome scientifico è annona muricata, viene chiamato anche guanabana, graviola o corossole ed è originario delle Antille, ma si è diffuso nella foresta pluviale e in generale in America Latina, e anche in Asia meridionale.guanabana
La guanabana è un frutto energetico, ricco di vitamine del gruppo B,
minerali come ferro, fosforo, sodio, magnesio e potassio. Contiene anche una discreta quantità di proteine, che lo fa diventare un frutto preferito dagli sportivi. Ben matura, si taglia a metà e si mangia con il cucchiaino. Ottima anche per frullati con latte freddo, come si usa in Colombia.
Ha delle proprietà antiossidanti, forse anche per l’elevata quantità di vitamina C, rafforza il sistema immunitario e previene l’invecchiamento cellulare.
In Brasile, Perù, Colombia vengono utilizzate tutte le parti della pianta (semi, foglie, radice, corteccia, frutti) per curare una serie di malattie, per esempio per abbassare la pressione sanguigna, per raffreddori e infezioni alle vie respiratorie, per regolare gli zuccheri nel sangue e quindi indicata contro il diabete, per proteggere il fegato e il pancreas.
Inoltre la guanabana è antisettica, antibatterica, vasodilatatrice, vermifuga. Viene utilizzata anche come analgesico, nella cura delle artriti e reumatismi. Ha effetti calmanti, per la presenza di magnesio e potassio e potenzia gli effetti degli antidepressivi.
Quello che ha attirato la mia attenzione è il suo effetto anticancro. Sembra che studi effettuati dalla Cancer Research UK hanno concluso che gli estratti di guanabana hanno rilevato un potenziale anticancro enorme, in grado di sconfiggere le cellule tumorali di alcuni tipi di cancro, come quello al seno e fegato, anche in casi in cui la chemioterapia non ha dato risultati.
Altri studi effettuati nel 2007 alla Universidad Nacional Mayor de San Marcos e la Universidad Peruana Caetano Heredia in Perù hanno dimostrato che l’estratto etanolico delle foglie di guanabana ha effetto citotossico sulle cellule tumorali di tipo gastrico e polmonare.
Leslie Taylor, autrice del libro Il potere curativo delle erbe della foresta pluviale (The Healing Power of Rainforest Herbs), ha affermato che la graviola produce sostanze chimiche acetogenine annonacee in grado di prevenire la proliferazione delle cellule cancerogene e di distruggere solo le cellule colpite dal cancro, lasciando le altre intatte, a differenza della chemioterapia. La studiosa ha denunciato una grande azienda farmaceutica per aver occultato i risultati delle ricerche in quanto potevano minare i loro profitti.
Tuttavia non sono stati effettuati abbastanza studi sugli esseri umani per utilizzare la guanabana come vero e proprio trattamento contro il cancro.
Inoltre consumata in dosi elevate la graviola può diventare tossica e dare effetti collaterali come nausea e vomito. Uno studio sui ratti ai quali è stata somministrata un’alta concentrazione di annonacita per via endovenosa (innorridite!) ha dimostrato che  è tossica e può causare danni cerebrali.
Per le malattie importanti bisogna sempre chiedere il parere del medico e non abbandonare i farmaci prescritti, ma se può arrivare un aiuto anche dalla natura mi sembra una cosa preziosa.

MA I VEGANI STANNO MEGLIO?

Colin Campbell, della Cornell University e Caldwell Esselstyn, primario a
Cleveland Clinic, hanndieta vegetarianao svolto studi su 6500 persone in Cina, per vedere l’impatto che ha l’alimentazione sullo stato di salute.
Hanno constatato che tra la gente dell’ambiente rurale,  la cui alimentazione era principalmente a base di ortaggi, cereali e frutta, l’incidenza di malattie cardiovascolari, cancro e diabete era molto bassa. Man mano che le persone passavano a un’alimentazione di tipo occidentale, compreso il fast food, questo genere di malattie aumentava di pari passo.

Lee Fulkerson ha scritto e diretto un documentario su questo argomento, intitolato Forks Over Knives, in cui evidenzia il fatto che una dieta ricca di proteine animali, compresi i latticini e le uova, porta a un aumento delle malattie cardiovascolari, cancro, diabete e altre malattie degenerative. Si vedono persone costrette a prendere medicine per vari problemi di salute contemporaneamente, che solamente cambiando l’alimentazione hanno avuto grandi miglioramenti, e hanno potuto rinunciare alle medicine.
Fulkerson, grande mangiatore di carne rossa, si è “convertito” a una dieta vegana (vegetariana, senza nè uova nè prodotti a base di latte) e in sole 12 settimane ha ottenuto un calo di peso notevole (circa 8 kg), il suo colesterolo cattivo LDL è sceso da 157 a 80 e la pressione sanguigna è passata da 142 su 8o a 112 su 70.

Anche in Europa si è visto che durante la Seconda Guerra Mondiale, quando i Nazzisti hanno confiscato le fattorie in Norvegia, tra i norvegesi, costretti a nutrirsi con meno carne, le malattie cardiovascolari sono diminuite. Dopo la Guerra hanno ripreso a mangiare carne e le malattie sono ritornate.

Gli scenziati Campbell e Esselstyn dicono che i prodotti di origine animale, compreso pollo, pesce, uova e latticini, contengono una proteina che se consumata in eccesso è in grado di attivare il cancro, mentre le proteine di origine vegetale non lo fanno.

l loro consiglio finale è di evitare gli alimenti di origine animale e di dare spazio a frutta, verdura, cereali integrali e legumi.

Ci sono altri nutrizionisti che parlano delle proprietà benefiche delle uova (per esempio vitamine del gruppo B) o di certi tipi di formaggio (per esempio il gouda), perciò non sono ancora pronta a una dieta completamente vegana, anche se l’ho praticata per un periodo, ma sono convinta che avvicinarsi a una dieta vegetariana fa bene alla salute e all’ambiente (post precedente Un po’ più vegetariano).

LA DIETA SLOW-CARB DI TIMOTHY FERRISS

Mi incuriosisce Timothy Ferriss perchè mi dà l’idea di essere molto
determinato quando si prefigge una meta. Infatti da docente all’Ames Research Center della NASA é passato a rami completamente diversi ed è riuscito ad essere campione mondiale di tango e nazionale di kickboxing.
Scrive di sè nel suo libro 4 Ore Alla Settimana Per Il Tuo Corpo:

“Sono un meticoloso divoratore di dati in contatto con molti dei migliori atleti e scienziati del mondo.
Ho la possibilità di attingere a discipline e culture che raramente entrano in rapporto fra loro, di verificare le ipotesi utilizzando quel genere di autosperimentazione che gli studiosi tradizionali non possono accettare e di rendere noti risultati facili da replicare”.

Promette bene, no?

Ecco le regole della dieta Slow-Carb:

EVITARE I CARBOIDRATI “BIANCHI”, cioè tutti i cibi fatti con la farina bianca, i cereali raffinati, compreso il riso marrone, e i cibi impanati. Oltretutto per sbiancare la farina si usa il biossido di cloro,  che si combina con le proteine e produce allossano, una sostanza che gli scenziati usano per indurre il diabete nei ratti da laboratorio.

MANGIARE SEMPRE LE STESSE COSE.
Gli alimenti permessi sono
Proteine: uova, pollo, manzo, pesce, maiale.
Legumi: lenticchie, fagioli, soia.
Verdure: spinaci, broccoletti, cavolfiore, verze, asparagi, piselli, fagiolini, insalata.
Si possono combinare pasti con un alimento di ciascuna categoria, senza limiti di quantità.
Le verdure hanno un apporto calorico basso, quindi è fondamentale aggiungere i legumi per evitare di sentirsi privi di energie.
I pasti si dovrebbero consumare ogni tre-quattro ore, per mantenere un livello costante di zuccheri nel sangue, ma la cosa fondamentale è consumare il primo pasto entro un’ora dal risveglio (meglio ancora entro mezz’ora).

NON BERE BEVANDE CALORICHE. Si possono bere acqua, tè, caffè non zuccherati, ma non latte e succhi di frutta. Anche le bevande light sono da evitare, perchè sono addolcite con aspartame, che può favorire l’aumento di peso, come avevo già detto in un altro post. Il vino rosso è consentito, ma non più di due bicchieri a sera.

NON MANGIARE FRUTTA. Sono consentiti i pomodori e l’avocado, con moderazione.

UN GIORNO LIBERO ALLA SETTIMANA, in cui si può mangiare di tutto.

Naturalmente alla dieta si deve abbinare una buona attività fisica!

L’INDICE GLICEMICO E LA FAME

Sarà capitatto anche a voi di mangiare in un fast food e dopo due-tre ore sentire che saremmo pronti a mangiare di nuovo.
Questo può far pensare che nonostante fosse un pasto abbondante, l’abbiamo digerito presto, quindi è una cosa buona.

In realtà abbiamo ingerito cibi ricchi di zuccheri, che hanno alzato la glicemia nel sangue. Di conseguenza il pancreas ha provveduto a secernere l’insulina, che ha abbassato il livello di zuccheri nel sangue, e con un livello di zuccheri basso il nostro organismo corre ai ripari e ci dà l’impulso della fame.
Ecco perché consumare i carboidrati insieme con le proteine aiuta a mantenere più basso il livello di zuccheri nel sangue, a sentirci sazi più a lungo e a dimagrire!
Studi hanno dimostrato che una glicemia anche moderatamente alta è associata a maggiori rischi di malattie cardiache, infarto e a lungo termine problemi di memoria e cognitive.

Per capire meglio  il meccanismo della fame abbiamo preparato questa animazione:

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