Melanzane al Cioccolato

Oggi è un buon giorno per cominciare!

Archivi per il mese di “ottobre, 2012”

MANGIARE CON LA MENTE

Condividendo in un commento a un mio precedente post la sua esperienza che l’ha portato a mangiare di meno, un lettore mi ha dato l’idea per questo nuovo articolo.

Arrivato a casa affamato all’ora di cena, una sera Michele ha mangiato un po’ di prosciutto prima di mettersi a lavare i piatti, e si è accorto che lo stimolo della fame era svanito.
Credo che questa teoria abbia qualche fondamento, infatti a chi non è capitato di ricevere una telefonata mentre era a tavola e scoprire che quella pausa ha fatto passare l’appetito?

Tutti i nutrizionisti ci dicono di non mangiare davanti alla televisione, senza spiegarne bene il motivo. Ho sempre pensato che questo riguardasse il rapporto coi familiari, invece credo che lo scopo principale abbia a che fare con la consapevolezza del cibo.

Mangiare lentamente, cercando di assaporare il cibo, di sentire il suo profumo, la sua consistenza sulla lingua e il suo sapore, permette all’ipotalamo di inviare i segnali della sazietà in circa 20 minuti dall’inizio del pasto.  Se invece siamo distratti mangiamo velocemente e in quei 20 minuti assumiamo molto più cibo di quanto dovremmo.

Timothy Ferriss, nel suo libro 4 Ore Alla Settimana PerIl Tuo Corpo, dice addirittura che mangiare velocemente può alzare il glucosio pur mangiando solo proteine e verdure. Lui, che dice di mangiare come un lupo famelico, ha dovuto controllare questa sua cattiva abitudine suddividendo il piatto in tre parti e imponendosi di aspettare 5 minuti tra un blocco e l’altro. Rallentare consente di avere più consapevolezza anche delle dimmensioni delle porzioni.
Suggerisce inoltre di fare bocconi piccoli e di masticarli a lungo, almeno 20 volte ciascuno, posando la forchetta e il coltello tra un boccone e l’altro. Un pranzo non deve durare meno di 30 minuti.
Tutte queste strategie servono a ridurre la quantità di cibo digerito per minuto, che determina l’ampiezza della curva del glucosio nel sangue.
Tim Ferriss parla di persone che sono dimagrite cambiando solamente il modo di mangiare. Dà anche l’esempio delle donne argentine, molto belle nonostante i cibi poco salutari che consumano, che però mangiano molto lentamente. Alcune di loro hanno messo su 5-10 kg appena sbarcate negli Stati Uniti a causa delle porzioni più abbondanti e dei pasti più veloci.

Ultimamente ho visto nello show di Dr. Oz un esperimento che dimostrava il potere che il nostro cervello ha sul nostro modo di mangiare:
Hanno diviso i partecipanti in due gruppi separati e messo loro davanti delle ciotole con delle praline, poi a un gruppo hanno chiesto di immaginare di mangiarle una a una, assaporandole con tutti i sensi.
Nel momento in cui hanno detto a tutti e due i gruppi di mangiare veramente le praline, i membri del gruppo che aveva immaginato di mangiarle ne hanno consumate 3-4 ciascuno, mentre il gruppo che non aveva immaginato di mangiarle aveva quasi svuotato le ciotoline.

Nel programma hanno suggerito di immaginare di mangiare il cibo preferito per mangiare di meno, e c’erano persone che avevano perso peso facendo così.
Certo, con i ritmi frenetici è difficile trovare il tempo e la volontà di visualizzare e assapporare il cibo solo con la mente, ma cominciare a essere più consapevoli del cibo e dei nostri pasti e cercare di masticare lentamente è un buon inizio!

Grazie Michele, per questo interessante spunto!

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BURRO DI ARACHIDI

Oggi ho fatto il burro di arachidi! Ho un debole per questo alimento da molti anni, da quando lo vedevo consumare nei film americani.
Mi faceva gola e non riuscivo a trovarlo, ma un giorno mio figlio me l’ha portato da Londra.
Poi lui, che ama fare gli esperimenti, ha provato a farlo in casa e da allora non ho più bisogno di comprarlo.
La bellezza di farselo da soli é soprattutto perchè così è privo di conservanti, coloranti, olio aggiunto, zucchero oppure troppo sale.

La sua realizzazione è semplicissima:
Sbucciate le arachidi.
Frullate le arachidi pulite finchè diventa una farina più o meno fine, a piacimento.
Se desiderate un burro dalla consistenza più granulosa tenete da parte un po’ di arachidi quando sono ancora tritate grossolanamente.
Continuando a frullare, a un certo punto la farina diventa cremosa.
Sarà calda e abbastanza morbida, ma dopo che si sarà raffreddata avrà una consistenza più solida.
A questo punto aggiungete la farina tenuta da parte, regolate di sale  e mescolate bene. Se desiderate un burro dalla consistenza più omogenea, frullate subito l’intera quantità di arachidi.

A me sembra delizioso e va bene per la colazione o per un sano spuntino perchè le arachidi sono un alimento nutriente ed energizzante: 100 grammi di arachidi contengono  30 g di proteine e 45 g di grassi benevoli, come oli saturi  stearico e palmitico, oli monoinsaturi, soprattutto oleico e resveratrolo (potenti antiossidanti) e oli polinsaturi, specialmente linoleico e arachidonico, essenziali per il rinnovamento delle membrane cellulari, prevenendo l’invecchiamento. Contengono inoltre niacina, preziosa nella prevenzione dell’Alzheimer.

Le arachidi sono ricche di vitamine del gruppo B e vitamina E e di minerali come ferro, magnesio, fosforo e zinco. Inoltre sono ricche di potassio e povere di sodio, e quindi sono indicate per le diete anti ipertensione.

Una controindicazione può essere causata dalle allergie e bisogna essere sicuri di non soffrirne.

Bisogna tenere presente che hanno circa 600 calorie per 100 grammi, quindi dobbiamo fare un uso moderato.

Per vedere le fasi di lavorazione del mio burro d’arachidi potete chiedermi l’amicizia su Facebook a questo link.

CURARSI CON LE GIUGGIOLE

L’altro ieri ho assaggiato per la prima volta le giuggiole.
Erano mediamente mature e il loro sapore era dolce, leggermente acidulo, richiamava un po’ qualche varietà di mela farinosa: molto gradevole.
Hanno delle foglie delicate e lucide, deve essere anche una bella pianta ornamentale.
Conoscevo l’espressione Andare in brodo di giuggiole, quindi la mia curiosità su questo frutto misterioso era grande, e sono andata a fare le mie ricerche.

Ho scoperto così che sono originarie della Siria, molto conosciute già ai tempi degli Egizi e dei Fenici e molto apprezzate anche ai tempi dei Romani.
Sembra che si trovino sui colli di Torino, dove sono chiamate Sossombrin, sui Colli Euganei, nel padovano e vicino ad Ancona, dove la pianta era considerata sacra.

Oltre il loro potere nutrizionale e il loro sapore decisamente buono, le giuggiole hanno variate proprietà terapeutiche, conosciute già nell’antichità e impiegate specialmente nella medicina popolare cinese.
Le giuggiole sono ricchissime di vitamine C, A ed E, acidi organici e sali minerali. Per queste sue proprietà venivano impiegate per curare l’asma e le malattie da raffreddore, anche in associazione con datteri, fichi e uva sultanina, chiamati I quattro frutti pettorali.
Con l’aggiunta di acqua si fanno bollire fino a ottenere uno sciroppo denso e molto dolce, che si imbottiglia e si conserva in un luogo fresco e buio (probabilmente questa è una variante del famoso brodo di giuggiole).
Si può anche usare sotto forma di infuso.
Ai tempi di Erodoto gli Antichi ottenevano un vino inebriante con il frutto fermentato.
Nei paesi arabi si usavano per ridurre l’ansia e per curare l’insonnia, infatti, grazie a una sostanza di cui sono ricche chiamata  adenosina, hanno un effetto anticonvulsionante e sedativo.
Per questo motivo potenziano l’effetto di farmaci ipnotici e sedativi, aiutando a ridurne le quantità.
Le giuggiole abbassano il colesterolo, hanno un effetto antinfiammatorio, antipiretico, diuretico e leggermente lassativo, vengono impiegate nella cura di malattie di tipo psicologico e nervoso, contro lo stress e per normalizzare la pressione arteriosa, hanno un effetto emolliente ed espettorante,  proteggono e tonificano il fegato, la milza e i polmoni.

Le foglie si utilizzano in oftalmologia per preparare colliri e impacchi palpebrali, sotto forma di decotto.

Per chi ha la fortuna di trovare questi frutti in quantità, ecco un’altra ricetta per il brodo di giuggiole:
si fanno bollire in mezzo litro di acqua 500 g di giuggiole e 100 g di miele finchè il frutto si spappola, poi si filtra.

Per un delizioso liquore si mescolano in un vaso 500 g di giuggiole con mezzo litro di alcool, 200 g di zucchero, scorza di limone e vaniglia. Si tiene all’aperto e si mescola di tanto in tanto finchè lo zucchero si scioglie, poi si lascia macerare per qualche mese. Il frutto si usa come piacevole merenda e il liquore si usa anche come digestivo.

Un’altra ricetta prevede 1300 g di giuggiole mature, 100 g di uva bianca, 350 g di melecotogne, 2 litri di acqua e buccia di limone.
Si fanno bollire finchè diventa uno sciroppo cremoso (il brodo di giuggiole), che dà piacere e gioia per il suo sapore dolce e buono e per il suo effetto calmante e sedativo.

P.S.   Grazie a S. per avermi dato la possibilità di conoscere questo frutto e per aver contribuito ad accrescere le mie conoscenze 😉

IL CAFFE’ PUO’ FAR AUMENTARE IL COLESTEROLO

Nello show televisivo del Dr.Oz ho sentito una cosa che mi ha fatto radrizzare le orecchie: il caffè può far alzare il colesterolo nel sangue! Ho sempre pensato che il caffè può causare qualche problema di insonnia o di eccitabilità se preso in dosi eccessive, ma non avrei mai sospettato che facesse aumentare il colesterolo!

Sono andata a fare le mie ricerche e ho saputo che esiste questa possibilità.
L’Università Agraria di Wageningen, nei Paesi Bassi, ha effettuato delle ricerche e ha scoperto che nella parte grassa del caffè esiste una sostanza chiamata Cafestolo, che può far aumentare il colesterolo LDL, cioè quello cattivo.
A seconda del metodo di preparazione del caffè la quantità di cafestolo varia in modo significativo. Per la preparazione del caffè alla turca il caffè si fa bollire e il cafestolo viene rilasciato abbondantemente. Per il caffè americano si versa dell’acqua bollente sulla polvere di caffè e una tazza può contenere anche 4 milligrammi di cafestolo e può innalzare il livello del colesterolo nel sangue dell’ 1%.
Per evitare questi effetti indesiderati si usano filtri di carta, che trattengono il cafestolo.
Una tazzina di caffè espresso può contenere 1,2 milligrammi, quindi se il consumo è moderato il problema è irrilevante. Se il consumo è più alto aumentano le probabilità di veder crescere il nostro colesterolo cattivo. Per esempio 5 tazzine possono aumentarlo del 2%.

Il caffè é stimolante, contiene antiossidanti che combattono i radicali liberi, sembra che faccia aumentare il colesterolo buono HDL e che protegga dal morbo di Parkinson, ma come con tutte le cose, il consumo deve essere moderato.

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